In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.
lunedì 6 aprile 2015
Prima Guerra Mondiale (20di20)
NEL 1919 NASCE LA SCOCIETA' DELLE NAZIONI
Nella Conferenza di Pace venne fondata la Socierà delle Nazioni, la cui sede fu fissata a Ginevra. Essa incominciò ad essere operante il 28 aprile 1919.
La nuova organizzazione internazionale avrebbe dovuto regolare pacificamente le controversie fra gli Stati. La Società delle Nazioni, però, non riuscì a sottrarsi alla volontà degli Stati più forti e non riuscì a ricoprire il ruolo per cui era stata progettata. La sua azione in favore della pace fu inoltre resa meno efficace dalla mancata adesione di importanti Stati come gli Stati Uniti , che pur avendo proposto per primi la nascita di quest'organismo, la Germnaia e la Russia.
Nella Conferenza di Pace venne fondata la Socierà delle Nazioni, la cui sede fu fissata a Ginevra. Essa incominciò ad essere operante il 28 aprile 1919.
La nuova organizzazione internazionale avrebbe dovuto regolare pacificamente le controversie fra gli Stati. La Società delle Nazioni, però, non riuscì a sottrarsi alla volontà degli Stati più forti e non riuscì a ricoprire il ruolo per cui era stata progettata. La sua azione in favore della pace fu inoltre resa meno efficace dalla mancata adesione di importanti Stati come gli Stati Uniti , che pur avendo proposto per primi la nascita di quest'organismo, la Germnaia e la Russia.
domenica 5 aprile 2015
Prima Guerra Mondiale (19di20)
SCOMPARE L'IMPERO AUSTRO-UNGARICO
Il trattato di Saint-Germain riguardava le condizioni imposte all'Austria. Sulle rovine dell'impero asburgico nasceva tre nuovi Stati: l'Ungheria, la Cecoslovacchia e la Jugoslavia. L'Austria venne ridotta a una piccola repubblica senza alcun legame con l'Ungheria. All'Austria venne poi esplicitamente cietato di unirisi politicamente con la Germania (Anschluss). L'Austria dovette cedere la Galizia alla Polonia, la Transilvania e la Bucovina alla Romania, il Trentino e l'Alto Adige (Tirolo meridionale) fino al Brennero, l'Istria, con l'esclusione di Fiume e parte della Dalmazia, all'Italia. Rispetto alle clausole del Patto di Londra all'Italia non vennero assegnati Valona, né il protettorato di Albania.
Il trattato di Saint-Germain riguardava le condizioni imposte all'Austria. Sulle rovine dell'impero asburgico nasceva tre nuovi Stati: l'Ungheria, la Cecoslovacchia e la Jugoslavia. L'Austria venne ridotta a una piccola repubblica senza alcun legame con l'Ungheria. All'Austria venne poi esplicitamente cietato di unirisi politicamente con la Germania (Anschluss). L'Austria dovette cedere la Galizia alla Polonia, la Transilvania e la Bucovina alla Romania, il Trentino e l'Alto Adige (Tirolo meridionale) fino al Brennero, l'Istria, con l'esclusione di Fiume e parte della Dalmazia, all'Italia. Rispetto alle clausole del Patto di Londra all'Italia non vennero assegnati Valona, né il protettorato di Albania.
Prima Guerra Mondiale (18di20)
IL TRATTATO DI VERSAILLES PENALIZZA FORTEMENTE LA GERMANIA
I trattati di pace conclusi furono cinque e vennero firmati in varie località nei dintorni di Parigi. I trattati principali, però, furono due: il trattato di Versailles e quello di Saint-Germain.
Il trattato di Versailles riguardava le condizioni di pace imposte alla Germania. Secondo questo trattato l'Alsazia e la Lorena venivano restituite alla Francia, che ottenne per quindici anni anche il possesso del bacino del Saar, ricco di carbone. Alcuni distretti di frontiera tedeschi vennero ceduti al Belgio, alla Danimarca e alla Cecoslovacchia, di nuova formazione; le zone polacche e tedesco-polacche della bassa Vistola, ecceto Danzica (divenuta città libera), passarono al nuovo Stato polacco. Tutte le colonie tedesche vennero divise tra Inghilterra, Francia e Giappone. Niente toccò all'Italia, nonostante una esplicità dichiarazione contenuta nel Patto di Londra.
L'esercito tedesco fu ridotto a 100.000 uomini con armamento leggero. La flotta tedesca passò all'Inghilterra. La Germania dovette riconoscere la propria responsabilità di aver provocato la guerra e le furono perciò imposte riparazioni, stabilite in seguito in 132 miliardi di marchi-oro, da pagare in trent'anni. Come garanzia, gli alleati avrebbero mantenuto per quindici anni l'occupazione temporanea della riva sinistra del Reno.
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| Sala di Versailles |
Il trattato di Versailles riguardava le condizioni di pace imposte alla Germania. Secondo questo trattato l'Alsazia e la Lorena venivano restituite alla Francia, che ottenne per quindici anni anche il possesso del bacino del Saar, ricco di carbone. Alcuni distretti di frontiera tedeschi vennero ceduti al Belgio, alla Danimarca e alla Cecoslovacchia, di nuova formazione; le zone polacche e tedesco-polacche della bassa Vistola, ecceto Danzica (divenuta città libera), passarono al nuovo Stato polacco. Tutte le colonie tedesche vennero divise tra Inghilterra, Francia e Giappone. Niente toccò all'Italia, nonostante una esplicità dichiarazione contenuta nel Patto di Londra.
L'esercito tedesco fu ridotto a 100.000 uomini con armamento leggero. La flotta tedesca passò all'Inghilterra. La Germania dovette riconoscere la propria responsabilità di aver provocato la guerra e le furono perciò imposte riparazioni, stabilite in seguito in 132 miliardi di marchi-oro, da pagare in trent'anni. Come garanzia, gli alleati avrebbero mantenuto per quindici anni l'occupazione temporanea della riva sinistra del Reno.
Prima Guerra Mondiale (17di20)
GLI INTERESSI DI FRANCIA E INGHILTERRA PREVALGONO NELLA CONFERENZA DI PACE
Il 19 gennaio 1919 si aprì a Parigi la Conferenza di pace. Vi parteciparono solo gli Stati vincitori, mentre i vinti furono chiamati in un secondo tempo per sottoscrivere i relativi trattati.
Nel 1917 Benedetto XV aveva sollecitato la formazione di una grande organizzazione internazionale degli Stati per garantire il rispetto dei diritti dei popoli contro le aggressioni. Un anno dopo il 18 gennaio 1918, il Presidente degli Stati Uniti Wilson aveva sintetizzando in quattordici punti le linee che avrebbero dovuto essere alla base delle trattative di pace.
Nei quattordici punti, Wilson invocava la libertà di navigazione sui mari; il diritto dei popoli di decidere, in forma libera e autonoma, del proprio destino; il rispetto delle nazionalità e dei principi democratici; la creazione di una Società delle Nazioni destinata ad impedire nuove guerre, ad assicurare a tutti gli Stati l'indipendenza e l'integrità territoriale; infine l'abolizione delle barriere economiche, degli accordi segreti sulle alleanze militari (come il Patto di Londra) e della corsa agli armamenti.
Ma le potenze europee vincitrici volevano, invece, ricavare dalla loro vittoria i maggiori margini di guadagno possibili, facendo pagare ai vinti tutte le conseguenze e le spese della guerra. La Francia voleva punire la Germani e impedire la ripresa economica e militare; l'Inghilterra voleva garantirsi la supremazia sui mari e nel campo coloniale; l'Italia chiedeva, oltre i territori indicati nel Patto di Londra, anche il possesso della città di Fiume.
La Conferenza di Pace fu quindi lunga, laboriosa e piena di contrasti. Alla fine prevalsero gli interessi delle due maggiori potenze europee, la Francia e l'Inghilterra, che trassero dalla vittoria i maggiori profitti, mentre l'Italia ottennero il Trentino, l'Alto Adige, Trieste e l'Istria. Il principio di autodeterminazione dei popolli fu accantonato: i nuovi Stati, usciti dallo smembramento dell'Impero Austro-ungarico, furono definiti senza tener contro della volontà e delle aspirazioni delle minoranze etniche.
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| I "quattro grandi" alla Conferenza di pace di Parigi (da sinistra a destra: Lloyd George, Vittorio Emanuele Orlando, Georges Clemenceau, Woodrow Wilson) |
Nel 1917 Benedetto XV aveva sollecitato la formazione di una grande organizzazione internazionale degli Stati per garantire il rispetto dei diritti dei popoli contro le aggressioni. Un anno dopo il 18 gennaio 1918, il Presidente degli Stati Uniti Wilson aveva sintetizzando in quattordici punti le linee che avrebbero dovuto essere alla base delle trattative di pace.
Nei quattordici punti, Wilson invocava la libertà di navigazione sui mari; il diritto dei popoli di decidere, in forma libera e autonoma, del proprio destino; il rispetto delle nazionalità e dei principi democratici; la creazione di una Società delle Nazioni destinata ad impedire nuove guerre, ad assicurare a tutti gli Stati l'indipendenza e l'integrità territoriale; infine l'abolizione delle barriere economiche, degli accordi segreti sulle alleanze militari (come il Patto di Londra) e della corsa agli armamenti.
Ma le potenze europee vincitrici volevano, invece, ricavare dalla loro vittoria i maggiori margini di guadagno possibili, facendo pagare ai vinti tutte le conseguenze e le spese della guerra. La Francia voleva punire la Germani e impedire la ripresa economica e militare; l'Inghilterra voleva garantirsi la supremazia sui mari e nel campo coloniale; l'Italia chiedeva, oltre i territori indicati nel Patto di Londra, anche il possesso della città di Fiume.
La Conferenza di Pace fu quindi lunga, laboriosa e piena di contrasti. Alla fine prevalsero gli interessi delle due maggiori potenze europee, la Francia e l'Inghilterra, che trassero dalla vittoria i maggiori profitti, mentre l'Italia ottennero il Trentino, l'Alto Adige, Trieste e l'Istria. Il principio di autodeterminazione dei popolli fu accantonato: i nuovi Stati, usciti dallo smembramento dell'Impero Austro-ungarico, furono definiti senza tener contro della volontà e delle aspirazioni delle minoranze etniche.
Prima Guerra Mondiale (16di20)
LA GUERRA TERMINA CON LA VITTORIA DELL'INTESA
Il 1918 fu l'anno decisivo della guerra. Sul fronte occidentale, dopo un'offensiva tedesca sulla Marna, il generale francese Foch passò aò contrattacco e costrinse i Tedeschi a ritirarsi. L'aiuto dei soldati e dei mezzi americani fu decisivo. Dopo un altro attacco sferrato ad Amiens, le truppe tedesche, ormai esauste, furono costrette ad abbandonare il Belgio (settembre 1918). Sul fronte italiano, nell'ottobre 1918, il generale Diaz lanciò un'offensiva che prese il nome di battaglia di Vittorio Veneto. Travolto l'esercito austriaco, il 3 novembre l'esercito italiano conquisto Trento e Trieste.
Lo stesso giorno a Villa Giusti, nei dintorni di Padova, veniva firmato l'armistizio fra l'Italia e l'Austria. Il 4 novembre il generale Armando Diaz poteva così finalmente annunciare l'attesa vittoria. In Germania l'imperatore Guglielmo II fu costretto a fuggire in seguito a una insurrezione popolare. Venne proclamata la Repubblica e il nuovo presidente Erbert decise di firmare l'armistizio con l'Intesa (11 novembre 1918).
Finiva così la Grande Guerra: milioni di uomini avevano perso la vita sui campi di battaglia.
Si apriva ora una nuova fase storica, densa di problemi gravissimi, di ordine sociale ed economico: anzitutto, la ricerca di una pace che rispomdesse alle aspirazioni dei popoli e che fosse fondata sul principio dell'autoderminazione; il ripristino della democrazia parlamentare, che praticamente era stata messa a tacere durante il conflitto; la soddisfazione delle rivendicazioni sociali delle masse di combattenti che tornavano a casa; l'introduzione di norme per colpire quanti avevano realizzato sovrapprofitti di guerra.
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| Generale Ferdinad Foch |
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| Imperatore Guglielmo II |
Finiva così la Grande Guerra: milioni di uomini avevano perso la vita sui campi di battaglia.
Si apriva ora una nuova fase storica, densa di problemi gravissimi, di ordine sociale ed economico: anzitutto, la ricerca di una pace che rispomdesse alle aspirazioni dei popoli e che fosse fondata sul principio dell'autoderminazione; il ripristino della democrazia parlamentare, che praticamente era stata messa a tacere durante il conflitto; la soddisfazione delle rivendicazioni sociali delle masse di combattenti che tornavano a casa; l'introduzione di norme per colpire quanti avevano realizzato sovrapprofitti di guerra.
Prima Guerra Mondiale (15di20)
NEL 1917 SI VERIFICANO SCIOPERI, MANIFESTAZIONI ED AMMUTINAMENTI
La guerra aveva ormai reso durissime le condizioni di vita delle popolazioni. Il malcontento aumentava sempre più insieme con la disperazione per una guerra di cuni non si vedeva fine. Nelle fabbriche i lavoratori erano sottoposti ad un duro lavoro per sostenere al massimo la produzione bellica. Contemporaneamente le privazioni e la scarsezza anche dei generi di prima necessità erano sempre più frequenti.
In questo clima scoppiarono manifestazioni e dimostrazioni pacifiste (a Berlino e a Torino) che reclamavano la fine della guerra e un ritorno a migliori condizioni di vita. Anche il fronte i disagi e le difficoltà create dalla guerra fecero aumentare il malcontento dei soldati. Si verificarono così, un po' su tutti i fronti, ribellioni, veri e propri scioperi militari. Queste rivolte furono spesso represse duramente dai comandi militari, con fucilazioni e dure condanne.
Le difficoltà all'interno degli eserciti vennero superate anche grazie alle promesse che vennero fatte ai soldati. Sul fronte italiano, per esempio, fu promesso infatti che, al termine della guerra, i contadini avrebbero avuto la terra; si parlò di riforme sociali e di migliori condizioni di vita. I soldati vennero in tal modo cointeressati all'esito della guerra e il morale delle truppe migliorò. Sul fronte italiano confluirono mezzi e truppe degli alleati.
La guerra aveva ormai reso durissime le condizioni di vita delle popolazioni. Il malcontento aumentava sempre più insieme con la disperazione per una guerra di cuni non si vedeva fine. Nelle fabbriche i lavoratori erano sottoposti ad un duro lavoro per sostenere al massimo la produzione bellica. Contemporaneamente le privazioni e la scarsezza anche dei generi di prima necessità erano sempre più frequenti.
In questo clima scoppiarono manifestazioni e dimostrazioni pacifiste (a Berlino e a Torino) che reclamavano la fine della guerra e un ritorno a migliori condizioni di vita. Anche il fronte i disagi e le difficoltà create dalla guerra fecero aumentare il malcontento dei soldati. Si verificarono così, un po' su tutti i fronti, ribellioni, veri e propri scioperi militari. Queste rivolte furono spesso represse duramente dai comandi militari, con fucilazioni e dure condanne.
Le difficoltà all'interno degli eserciti vennero superate anche grazie alle promesse che vennero fatte ai soldati. Sul fronte italiano, per esempio, fu promesso infatti che, al termine della guerra, i contadini avrebbero avuto la terra; si parlò di riforme sociali e di migliori condizioni di vita. I soldati vennero in tal modo cointeressati all'esito della guerra e il morale delle truppe migliorò. Sul fronte italiano confluirono mezzi e truppe degli alleati.
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