giovedì 3 gennaio 2019

- BEATA SEI TU VERGINE MARIA, PERCHE' HAI CREDUTO - Don Francesco Dell'Orco

Maria saluta Elisabetta
Il Profeta Michea preannuncia che Cristo, Salvatore d'Israele, verrà dal piccolo capoluogo di Giudea, Betlemme. Nella - casa del pane - nasce il Capo-Pastore del popolo di Dio, la nostra Pace e Riconciliazione. L'evangelista Luca narra l'incontro di Maria con Elisabetta. Maria, dopo aver ricevuto il lieto annuncio della divina maternità, fa il primo passo verso la cugina Elisabetta, che attende la nascita del precursore del Signore, condividendo con lei la gioia della salvezza. Appena Maria saluta Elisabetta, il piccolo Giovanni percepisce misteriosamente la presenza di Gesù  in Maria, arca della nuova alleanza, - danzando -  nel grembo di sua madre. Maria da Elisabetta è proclamata benedetta fra le donne e benedetto il frutto del suo grembo, e beata perchè ha creduto alla Parola.
Don Francesco Dell'Orco
Il figlio di Dio si fa carne nel grembo verginale di Maria per compiere la volontà del Padre, salvandoci, purificandoci dal peccato e santificandoci per mezzo dell'offerta sacrificale del suo corpo, fatta una volta per sempre. Nasce a Betlemme per offrire il suo Corpo e Sangue per la vita del mondo.

mercoledì 2 gennaio 2019

Ascoltiamo Papa Francesco

Esortazione Apostolica Sulla chiamata alla Santità

Ancora una volta la gioia è al centro della riflessione di Papa Francesco. Gaudate et exultate ossia - Rallegratevi ed esultate- (Mt 5,12) sono le parole che danno inizio alla sua ultima Esortazione Apostolica che ha per tema la santità cristiana.
Nei cinque capitoli del documento, il Papa rafferma il tema forse più caro al suo magistero, una Chiesa sempre più vicina ai povere che sono - carne di Cristo sofferente -; 177 paragrafi nei quali, avverte subito il Pontefice non si  troverà, -un trattato sulla santità con tante definizioni e distinzioni- ma un modo per -far risuonare ancora una volta la chiamta alla santità- indicando -i suoi rischi, le sue sfide, le sue opportunità-.
Significative le sue parole:- Per un cristiano non è possibile pensare alla propria missione sulla terra senza concepirla come cammino di santità, perchè "questa infatti è la volontà di Dio, la vostra santificazione-. 
Ogni Santo è una missione; è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinante della storia, un aspetto del Vangelo. Tale missione tra pienezza di senso in Cristo e si può comprendere solo a partire da Lui. In fondo, la santità è vivere in unione con Lui i misteri della vita.

Santa Virginia Bracelli

Santa Virginia Bracelli
Nacque il 2 aprile 1587 a Genova da Giorgio Centurione, doge della Repupplica (1621-1622) e da Leila Spinola, ambedue di famiglie nobili. Pur manifestando fin da fanciulla l'inclinazione per la clausura, dovette accettare la scelta del padre che la volle sposa, il 10 dicembre 1602, a Gaspare Grimali Bacelli, giovane nobile e ricco, incline alla dolce vita.
A 20 anni rimase vedova con due figlie. Dopo aver atteso alla loro educazione e averle maritate, comprese che il Signore la chiamava a servirlo nei poveri.
Donna di viva intelligenza, colta e appasionata dalla Bibbia, - da ricca che era, si fece povera- per soccorre le umane miserie della città di Genova e promuovere la dignità di ogni persona, in particolare delle facciulle abbandonate. Fu anche donna di pace. consumò così la sua vita nell'esercizio eroico di tutte le virtù, tra cui risplendono la carità e l'umiltà. Morì a Genova il 15 dicembre 1651.
A favore delle giovani fece soregere due Congregazioni: le Suore di Nostra Signora del Rifugio, a Genova e le Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario, a Roma, tuttora attive in Italia e nel mondo. San Giovanni Paolo II la proclamò Beata a Genova il 22 settembre 1985 e Santa il 18 maggio 2003. La Chiesa la ricorda il 15 dicembre.

domenica 10 gennaio 2016

Papa Francesco:- Bimbo piange, dategli poppata qui-.


Il Papa ha dato inizio nella Cappella Sistina alla messa durante la quale battezzerà 26 bimbi, 13 maschi e 13 femmine.

- Quando un bambino piange perchè ha fame, alle mamme dico: se ha fame, dagli da mangiare qui, con tutta libertà-.

Così Papa Francesco alle mamme dei neonati che ha battezzato a conclusione dell'omelia.

domenica 8 novembre 2015

Aiutare gli altri, significa spesso "arricchire sè stessi"?

 Una famosa storiella recita così:

“Un uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese:
Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno.
Dio condusse l’uomo verso due porte.
Aprì una delle due e gli permise di guardare all'interno.
Al centro della stanza, c'era una grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola, si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. L'uomo sentì l'acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato. Avevano tutti l'aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio, non potevano accostare il cibo alla bocca.
L'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: - Hai appena visto l'Inferno.
Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì.
La scena che l'uomo vide era identica alla precedente. C'era la grande tavola rotonda, il recipiente colmo di cibo delizioso che gli fece ancora venire l'acquolina. Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici. Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo.v L’uomo disse a Dio:
- Non capisco!
- E' semplice - rispose Dio - dipende solo da un'abilità. Essi hanno imparato a nutrirsi gli uni gli altri mentre gli altri non pensano che a loro stessi.”

Spesso la natura umana spinge gli uomini ad essere egocentrici ed egoisti…chiunque vorrebbe veder realizzati i propri desideri, ma il fare di tutto, concentrando tutti gli sforzi e le energie sulla soddisfazione dei propri bisogni, porta spesso alla solitudine….

E’ invece donando agli altri il meglio di sé che si diventa “ricchi”…che si cresce, ci si migliora…..e non parliamo di grandi gesta o di cose impossibili!!Spesso è solo una parola, un sorriso, una carezza sul cuore a fare la differenza!Esserci per qualcuno nel momento del suo bisogno, è il dono più grande che potremmo mai fargli! Anche quando questo significa soffrire un po’ insieme a chi soffre….perchè poi quella sofferenza di oggi sarà la gioia di domani insieme a chi gioisce!

Forse è proprio vero, in fondo, che “chi aiuta gli altri, aiuta sé stesso”!

Uno spunto su cui riflettere…

(Mt 25,1-13) Ecco lo sposo! Andategli incontro!

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».


RIFLESSIONE di
Pbro. José MARTÍNEZ Colín
(Culiacán, Messico)

Oggi, il Vangelo presenta Gesù come Maestro, e ci parla del distacco che dobbiamo vivere. Un distacco, in primo luogo, dell'onore o il riconoscimento proprio, che certe volte cerchiamo: «Guardatevi (…) ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. » (cfr Mc 12,38-39). In questo senso, Gesù avverte del cattivo esempio degli scribi.

Distacco, in secondo luogo, delle cose materiali. Gesù loda la povera vedova, allo stesso tempo che deplora la falsità degli altri: «Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece [la vedova], nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere» (Mc 12,44).

Chi non vive il distacco dei beni temporali vive pieno di sé stesso, e non può amare. In questo stato d'animo non c'è "spazio" per gli altri: né compassione, né pietà, né attenzione verso il nostro prossimo.

I santi ci danno esempio. Ecco qui un fatto della vita di San Pio X, quando era ancora vescovo di Mantova. Un commerciante versò calunnie contro il vescovo. Molti dei suoi amici gli consigliarono di denunciare giudizialmente il calunniatore, ma il futuro Papa rispose: «Quel povero uomo ha più bisogno di preghiera che di punizione». E non lo accusò, ma pregò per lui.

Ma non finisce qui la storia. Dopo un tempo a quel commerciante gli andarono male gli affari e dichiarò il fallimento. Tutti i creditori lo perseguitarono fino a lasciarlo senza niente. Solo una persona venne in suo aiuto: il vescovo di Mantova, che, in forma anonima, gli fece mandare una busta con denaro al commerciante, facendogli sapere che il denaro proveniva dalla Signora più misericordiosa, cioè, dalla Nostra Signora del Perpetuo Soccorso.

Vivo veramente il proprio distacco dalle realtà terrene? È il mio cuore vuoto di cose? Può il mio cuore capire i bisogni degli altri? «Il programma del cristiano -il programma di Gesù- è quello di un “cuore che vede”» (Benedetto XVI).

sabato 7 novembre 2015

Dare con gioia


"La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; 10 amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore." (Rm 12, 9 - 11) Con queste parole, l'apostolo Paolo esorta i Romani ad evitare ogni sdolcinatura dell'amore e ad aborrire, nell'esercizio della carità, ogni forma di doppiezza e di ipocrisia. Fuggire il male con orrore equivale anche a non rendere il male compartecipe del bene che si compie per mezzo della vanità e del narcisismo. L'amore è incompatibile con l'egoismo e non cerca il proprio interesse (1 Cor 13). Dare in elemosina qualsiasi cosa è in ogni caso utile e lodevole e qualunque sia la loro provenienza (sempre che non sia di natura illecita) doni ed elargizioni vanno accolti sempre con gioia e con spirito di riconoscenza. Tuttavia le ragioni del dare possono essere tante e non sempre legittime e attendibili. E' possibile infatti donare agli altri semplicemente per pura ostentazione di false virtù o per esibizionismo gratuito; come pure è possibile dare per ragioni di interesse personale o per motivi di propaganda politica e ideologica, anche religiosa, come quando si regalano oggetti o si fanno favori allo scopo di ottenere consensi elettorali o di guadagnare adepti per un nuovo credo. Si può dare agli altri per presunzione o per vanagloria o semplicemente per liberarsi da persone importune quando vengono a mendicare. E c'è anche chi da' aspettandosi di ricevere lauti contraccambi. E' altresì fin troppo facile donare agli altri il superfluo di quanto si possiede, elargendo in elemosina solo quello che non comporterebbe per noi rinuncia o sacrificio alcuno. Ridicolo poi aiutare il prossimo con il denaro o con gli averi che non ci appartengono.

venerdì 6 novembre 2015

È triste vedere preti e vescovi attaccati ai soldi!

Vescovi e sacerdoti vincano la tentazione di “una doppia vita”, la Chiesa è chiamata a servire, non a diventare "affarista". E’ uno dei passaggi dell’omelia mattutina di Papa Francesco a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha messo in guardia dagli “arrampicatori, attaccati ai soldi” che fanno tanto male alla Chiesa.


Servire, servirsi. Papa Francesco ha sviluppato la sua omelia su due figure di servi, presentate dalla Liturgia odierna. Anzitutto, la figura di Paolo che “si è donato tutto al servizio, sempre” per finire a Roma “tradito da alcuni dei suoi” finendo poi “condannato”. Da dove veniva la grandezza dell’Apostolo delle Genti, si chiede il Pontefice? Da Gesù Cristo e “lui si vantava di servire, di essere eletto, di avere la forza dello Spirito Santo”.
Era il servo che serviva, ha ribadito, “amministrava, gettando le basi, cioè annunciando Gesù Cristo” e “mai si fermava per avere il vantaggio di un posto, di una autorità, di essere servito. Lui era ministro, servo per servire, non per servirsi”:
“Io vi dico quanta gioia ho, io, che mi commuovo, quando in questa Messa vengono alcuni preti e mi salutano: ‘Oh padre, sono venuto qui a trovare i miei, perché da 40 anni sono missionario in Amazzonia’. O una suora che dice: ‘No, io lavoro da 30 anni in ospedale in Africa’. O quando trovo la suorina che da 30, 40 anni è nel reparto dell’ospedale con i disabili, sempre sorridente. Questo si chiama servire, questa è la gioia della Chiesa: andare oltre, sempre; andare oltre e dare la vita. Questo è quello che ha fatto Paolo: servire”.
Nel Vangelo, ha ripreso, il Signore ci fa vedere l’immagine di un altro servo, “che invece di servire gli altri si serve degli altri”. E, ha sottolineato, “abbiamo letto cosa ha fatto questo servo, con quanta scaltrezza si è mosso, per rimanere al suo posto”.
“Anche nella Chiesa ci sono questi, che invece di servire, di pensare agli altri, di gettare le basi, si servono della Chiesa: gli arrampicatori, gli attaccati ai soldi. E quanti sacerdoti, vescovi abbiamo visto così. E’ triste dirlo, no? La radicalità del Vangelo, della chiamata di Gesù Cristo: servire, essere al servizio di, non fermarsi, andare oltre sempre, dimenticandosi di se stessi. E la comodità dello status: io ho raggiunto uno status e vivo comodamente senza onestà, come quei farisei dei quali parla Gesù che passeggiavano nelle piazze, facendosi vedere dagli altri”.
Due immagini, ha ripreso Francesco: “Due immagini di cristiani, due immagini di preti, due immagini di suore. Due immagini”. E Gesù, ha ribadito, “ci fa vedere questo modello in Paolo, questa Chiesa che mai è ferma", che "sempre va avanti e ci fa vedere che quella è la strada”:
“Invece quando la Chiesa è tiepida, chiusa in se stessa, anche affarista tante volte, questo non si può dire, che sia una Chiesa che ministra, che sia al servizio, bensì che si serve degli altri. Che il Signore ci dia la grazia che ha dato a Paolo, quel punto d‘onore di andare sempre avanti, sempre, rinunciando alle proprie comodità tante volte, e ci salvi dalle tentazioni, da queste tentazioni che in fondo sono tentazioni di una doppia vita: mi faccio vedere come ministro, cioè come quello che serve, ma in fondo mi servo degli altri”.

Lc 16,1-8 I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.


In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare".
L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua".
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". Quello rispose: "Cento barili d'olio". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta". Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?". Rispose: "Cento misure di grano". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta".
Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

giovedì 5 novembre 2015

Lc 15,1-10 Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.


Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta". Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

lunedì 26 ottobre 2015

Il 50% della ricchezza mondiale nelle mani dell’1% della popolazione


"La disuguaglianza globale è in crescita, con la metà della ricchezza mondiale adesso nelle mani dell’1% della popolazione, secondo un nuovo rapporto. Le classi medie sono state schiacciate a spese dei più ricchi, secondo le ricerche di Credit Suisse, che rivela anche che per la prima volta, ci sono più persone della classe media in Cina - 109 milioni - rispetto ai 92 milioni negli Stati Uniti.

Tidjane Thiam, l’amministratore delegato di Credit Suisse, ha dichiarato: "la ricchezza della classe media è cresciuta a un ritmo più lento rispetto alla ricchezza nella fascia più alta. Questo ha invertito la tendenza pre-crisi che vedeva la quota di ricchezza della classe media rimanere relativamente stabile nel tempo". Circa 3,4 miliardi di persone – poco più del 70% della popolazione adulta mondiale – hanno meno di 10.000 dollari. Un ulteriore miliardo – un quinto della popolazione mondiale – si situa nel ventaglio tra 10.000 e 100.000 dollari. Ognuno dei rimanenti 383 milioni di adulti, l’8% della popolazione, possiede una ricchezza maggiore di 100.000 dollari. Questo numero comprende circa 34 milioni di milionari in dollari americani. Tra questi, circa 123.800 individui hanno più di 50 milioni di dollari, e quasi in 45.000 hanno più di 100 milioni.

venerdì 23 ottobre 2015

Sant’Antonio Maria Claret

Sant’Antonio Maria Claret

Sant’Antonio Maria Claret, vescovo: ordinato sacerdote, per molti anni percorse la regione della Catalogna in Spagna predicando al popolo; istituì la Società dei Missionari Figli del Cuore Immacolato della Beata Maria Vergine e, divenuto vescovo di Santiago nell’isola di Cuba, si adoperò con grande merito per la salvezza delle anime. Tornato in Spagna, sostenne ancora molte fatiche per la Chiesa, morendo infine esule tra i monaci cistercensi di Fontfroide vicino a Narbonne nella Francia meridionale.

Nato in una famiglia profondamente cristiana di tessitori catalani con dieci figli. Viene ordinato nel 1835, a 28 anni. Va a Roma nel 1839 e si rivolge a Propaganda Fide per essere inviato come missionario in qualsiasi parte del mondo. Non potendo raggiungere questo obiettivo, entra come novizio tra i Gesuiti, ma dopo pochi mesi deve tornare in patria perché malato. Per sette anni predica numerosissime missioni popolari in tutta la Catalogna e le isole Canarie conquistando un'immensa popolarità, anche come taumaturgo. Sa mettere insieme la gente dando vita ad associazioni e gruppi. Nel 1849 fonda una Congregazione apostolica: i Figli dell’Immacolato Cuore di Maria Oggi anche conosciuti come Missionari Clarettiani. All'inizio del terzo millennio, essi lavorano in 65 paesi dei cinque continenti. Nel 1936/ 39, durante la guerra civile spagnola, 271vengono uccisi per causa della fede. Tra questi spiccano i 51 Martiri di Barbastro, beatificati da Giovanni Paolo II il 1992. (Vedi in questa web: Martiri Spagnoli Clarettiani di Barbastro).
Nominato nel 1849 arcivescovo di Santiago di Cuba (all'epoca appartenente alla corona di Spagna), arriva in diocesi nel febbraio di 1851. Nel suo strenuo lavoro apostolico affronta i gravi problemi morali, religiosi e sociali dell'Isola: concubinato, povertà, schiavitù, ignoranza, ecc., ai quali si aggiungono due calamità che colpiscono la popolazione: epidemie e terremoti.

domenica 27 settembre 2015

IL GOVERNO CE LO METTE IN QUEL POSTO E NOI ACCONSENTIAMO


!!!ATTENZIONE!!!

Il Governo ci sta fregando, ad inizio mandato ci ha dato 80 €  in più in busta paga ed ha comprato il silenzio degli italiani. Ma è ora di fare basta, ha promulgato riforme e leggi esattamente come Berlusconi, per gli interessi di pochi e non per l'intera Nazione.

Cari italiani dobbiamo essere gelosi del Nostro Paese, ci dobbiamo ricordare che i nostri avi hanno dato la vita per il Nostro Paese ed noi cosa facciamo per contrastare questo scempio? Noi stiamo a guardare chi ce lo sta portando allo sfascio. Vi ricordate cosa fecero a Mussolini? Lo portarono in prigione in un rifugio sul Gran Sasso. Ora ci hanno costruito un albergo di lusso, che nedite di portarci i componenti del nostro caro Governo?

Hanno tagliato i fondi alle province, cosa buona e giusta, ma senza eliminarle. Sapete cosa ha comportato ciò? Un aumento delle tariffe dell'Assicurazione Auto, in quanto nelle nostre assicurazioni ci sono delle tassazioni provinciali.

Hanno tagliato i fondi agli enti locali, cosa buona e giusta, ma senza sbloccare il patto di stabilita. Sapete cosa ha comportato ciò? Un aumento delle tasse locali.

Questo sono solo due piccoli esempi, ma questo Governo ci sta rovinando. Ci hanno dato 80 € con una mano e ce ne hanno tolti almeno 300 € con l'altra.

Sistemano il bilancio pubblico aumentando la tassazione in modo trasversale. Non sarà il caso di fare una bella patrimoniale? Se un individuo a 100 mln di Euro, perchè non fargli un bel prelievo forzoso di 10/15 mln di Euro, perchè per avere una cifra del genere ha sicuramente evaso il fisco in passato.
  
!!!FACCIAMO BASTA!!! 
!!!MANDIAMOLI A CASA!!!

mercoledì 23 settembre 2015

!!!ATTENZIONE LO STANNO FACENDO!!!


Con la scusa della crisi stanno diminuendo i diritti dei lavoratori, ci stanno facendo terrorismo psicologico dicendo che con la crisi i posti di lavoro diminuiscono e per questo motivo vogliono calpestare i nostri diritti conquistati negli anni.

Questo post non è pro Sindacati, ansi anche loro scendendo a compromessi hanno alimentato questo meccanismo di caduta libera. Molto spesso i Sindacati ricevono "mazzette" dagli imprenditori per tenerseli buoni intanto i lavoratori danno una percentuale dello loro stipendio a queste organizzazioni che non pagano nemmeno le tasse.

Lavoratori ricordatevi che molte sentenze della cassazione hanno sancito dei diritti che stanno calpestando. Per esempio il diritto denominato dalla Cassazione stessa come "Cambio Tuta", ci vogliono far credere che l'orario di lavoro e di conseguenza retribuito è quello di effettivo della mansione svolta, senza considerare il tempo necessario a mettersi i DPI i quali sono obbligatori per legge. 

Se un lavoratore si rifiuta di metterseli è sanzionabile dal proprio datore di lavoro, ma il tempo necessario a metterseli il datore di lavoro non lo vuole pagare...

Senza parlare poi della riforma con cui hanno trasformato il contratto a tempo determinato in contratto a tutela crescente, 

Cari politici, cari sindacalisti e cari imprenditori volete che i lavoratori si mettano anche una scopa in culo almeno posso anche pulire mentre lavorano?!? 

ATTENZIONE QUESTO E' SOLO UN ESEMPIO. CI VOGLIONO DIMINUIRE I DIRITTI PER INTERESSI DI POCHI.

Diffondete numerosi.

giovedì 20 agosto 2015

20 agosto 1968 Fine della Primavera di Praga


Alexander Dubček

La stagione delle riforme ebbe bruscamente termine nella notte fra il 20 e il 21 agosto 1968, quando una forza stimata fra i 200.000 e i 600.000 soldati e fra I invase il paese. Il grosso dell'esercito cecoslovacco, forte di 11 o 12 divisioni, obbedendo ad ordini segreti del Patto di Varsavia, era stato schierato alla frontiera con l'allora Germania Ovest, per agevolare l'invasione e impedire l'arrivo di aiuti dall'occidente.

L'invasione coincise con la celebrazione del congresso del Partito Comunista Cecoslovacco, che avrebbe dovuto sancire definitivamente le riforme e sconfiggere l'ala stalinista. I comunisti cecoslovacchi, guidati da Alexander Dubček, furono costretti dal precipitare degli eventi a riunirsi clandestinamente in una fabbrica, ed effettivamente approvarono tutto il programma riformatore, ma quanto stava accadendo nel paese rese le loro deliberazioni completamente inutili. Successivamente questo congresso del partito comunista cecoslovacco venne sconfessato e formalmente cancellato dalla nuova dirigenza imposta da Mosca a governare il paese.

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domenica 26 luglio 2015

Andrea Doria un sogno una tragedia

Transatlantico Andrea Doria, foto Istituto Luce
Momenti di cronaca:

"Scenda, comandante. A bordo non c'è più nessuno... Scenda o risaliamo noi e restiamo con lei". Oceano Atlantico, mattina del 26 luglio 1956, al largo del faro di Nantucket, affondamento dell'Andrea Doria, dialogo tra il "secondo" Osvaldo Magagnini e il comandante del transatlantico italiano, Piero Calamai.

Comandante Pietro Calamai
E' la fiaba triste della nave più bella del mondo (lunga 212 metri, larga 27, alta undici ponti, per una stazza di 29.100 tonnellate) che si avvicina al porto di New York in una calda e nebbiosa serata di fine luglio, al termine di una settimana di traversata partita da Genova. A bordo le feste sono ormai finite, abiti da sera e gioielli sono già tornati nelle valigie riempite e pronte allo sbarco in programma l'indomani mattina. Sull'ammiraglia della flotta passeggeri italiana ci sono 1.134 passeggeri e 572 uomini d'equipaggio agli ordini del comandante Piero Calamai, un genovese taciturno, capitano di grande esperienza destinato, secondo i piani della compagnia pubblica Società Italia di Navigazione a finire da lì a non molto la sua carriera sulla plancia della Cristoforo Colombo, gemella dell'Andrea Doria.

sabato 25 luglio 2015

San Giacomo Apostolo


San Giacomo Apostolo è figlio di Zebedeo e fratello di San Giovanni evangelista, fu insieme a Pietro e Giovanni testimone della trasfigurazione del Signore e della sua agaonia.
Fu decapitato da Erode Afrippa in prossimità della festa di Pasqua, ricevette, primo tra gli Apostoli, la corona di martirio.

domenica 12 luglio 2015

Paraguay, 12 Luglio 2015 - LE PAROLE DI PAPA FRANCESCO -


Paraguay, 12 Luglio 2015

LE PAROLE DI PAPA FRANCESCO

La pioggia è segno della sua presenza nella terra lavorata dalle nostre mani. Una comunione che dà sempre frutto, dà sempre vita. Questa fiducia scaturisce dalla fede, sapere che possiamo contare sulla sua grazia, che sempre trasformerà e irrigherà la nostra terra. Il Signore ci darà la pioggia e la nostra terra darà il suo frutto.

Tante volte ci dimentichiamo che c'è un male che precede i nostri peccati. C'è una radice che causa tanti ma tanti danni, che distrugge silenziosamente tante vite. C'è un male che, poco a poco, si fa un nido nel nostro cuore e mangia la nostra vitalità: la solitudine.

sabato 11 luglio 2015

L'Arcangelo Michele difensore della fede in Dio contro le insidie di Satana

Michele è tra quelli a cui la Bibbia attribuisce espressamente il titolo di arcangelo, come Gabriele e Raffaele, menzionato nel Libro di Tobia. Il nome Michele deriva dall'espressione "Mi-ka-El" che significa "chi è come Dio?".

L'Arcangelo Michele è ricordato per aver difeso la fede in Dio contro le orde di Satana. Michele, capo degli angeli, dapprima accanto a Lucifero (Satana) nel rappresentare la coppia angelica, si separa poi da Satana e dagli angeli che operano la scissione da Dio, rimanendo invece fedele a Lui, mentre Satana e le sue schiere precipitano negli Inferi.

Nel calendario liturgico cattolico si festeggia come "San Michele Arcangelo" il 29 settembre, con San Gabriele Arcangelo e San Raffaele Arcangelo.

domenica 28 giugno 2015

L'ultimo discorso di Mussolini al Teatro Lirico di Milano, 16 dicembre 1944

Camerati, cari camerati milanesi!

Rinuncio ad ogni preambolo ed entro subito nel vivo della materia del mio discorso.

A sedici mesi di distanza dalla tremenda data della resa a discrezione imposta ed accettata secondo la democratica e criminale formula di Casablanca, la valutazione degli avvenimenti ci pone, ancora una volta, queste domande: Chi ha tradito? Chi ha subito e subisce le conseguenze del tradimento? Non si tratta, intendiamoci bene, di un giudizio in sede di revisione storica, e, meno che mai, in qualsiasi guisa, giustificativa.

È stato tentato da qualche foglio neutrale, ma noi lo respingiamo nella maniera più categorica e per la sostanza e in secondo luogo per la stessa fonte dalla quale proviene. Dunque chi ha tradito? La resa a discrezione annunciata l'8 settembre è stata voluta dalla monarchia, dai circoli di corte, dalle correnti plutocratiche della borghesia italiana, da talune forze clericali, congiunte per l'occasione a quelle massoniche, dagli Stati Maggiori, che non credevano più alla vittoria e facevano capo a Badoglio. Sino dal maggio, e precisamente il 15 maggio, l'ex-re nota in un suo diario, venuto recentemente in nostro possesso, che bisogna ormai «sganciarsi» dall'alleanza con la Germania. Ordinatore della resa, senza l'ombra di un dubbio, l'ex-re; esecutore Badoglio. Ma per arrivare all'8 settembre, bisognava effettuare il 25 luglio, cioè realizzare il colpo di Stato e il trapasso di regime.